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L'impianto del vigneto

L'impianto del vignetoINTRODUZIONE
Questo capitolo tratta dell’impianto e della gestione annuale del vigneto con i seguenti obiettivi: progettare il vigneto secondo le più moderne tecniche e conoscenze; ottenere il massimo potenziale quanti-qualitativo del vendemmiato, limitando il più possibile l’impatto negativo delle strategie prescelte ed attuate nei confronti dell’ambiente; ricercare e raggiungere l’equilibrio della vite e la qualità ottimale delle uve ottenibili in un dato ambiente e nel contesto dell’annata; permettere l’espressione massima delle difese naturali e limitare la pressione delle ampelopatie.


Normativa vigente per l'impianto del vigneto
Il rispetto delle norme comunitarie prevede che fino al 31/07/2010 chiunque voglia piantare un nuovo vigneto, dovrà essere in possesso di un diritto:
- di nuovo impianto;
- di reimpianto;
- di impianto con diritto prelevato da una riserva.
Le presenti disposizioni non si applicano a coloro che impiantano una superficie vitata le cui dimensioni siano pari o inferiori a 1.000 m2 ed il vino ottenuto serva esclusivamente al consumo familiare.
La normativa nazionale trova, poi, integrazione con la normativa regionale relativa agli aspetti amministrativi veri e proprio, che in questa sede non si esamineranno, essendo molto diversificata la disciplina del settore da Regione a Regione.


Procedura per la misurazione delle unità vitate omogenee (UVO)
Il vigneto si compone di un’“area produttiva” e di “aree di servizio”: dalla somma delle due si ottiene l’area complessiva del vigneto.
Area produttiva: lunghezza di ciascun filare (la condizione più favorevole tra i pali di testata estremi sul filare, oppure dalle viti più estreme), moltiplicata per l’interfila, ad esclusione dei filari laterali per i quali si tiene conto solo di metà interfila.
Aree di servizio: le testate si calcolano come metà della larghezza della capezzagna, sino ad un massimo di 3 m. Per le fasce laterali, se fungono da aree di servizio, si procede come per le testate, altrimenti si calcola la metà della larghezza dell’interfila.
Nel caso di vigneti di collina, le misure si rilevano nella proiezione piana (superficie catastale).
L’area totale del vigneto da piantare (area produttiva più area di servizio) deve essere pari alla superficie del diritto di impianto.
Istruzioni per la determinazione delle dimensioni dell’UVOIstruzioni per la determinazione delle dimensioni dell’UVO
1 - Area di servizio
a) Per il calcolo della profondità delle testate, si tiene conto della metà della larghezza della capezzagna, fino ad un massimo di tre metri; nel caso in cui la capezzagna sia ad uso esclusivo del vigneto (quando cioè dall’altro lato vi è un fosso o una strada o comunque non vi sono altre colture), si tiene conto dell’intera larghezza della capezzagna, fino ad un massimo di tre metri.
b) Per il calcolo della lunghezza delle testate, si prende in considerazione la distanza tra i pali e/o le viti presenti sui due filari laterali estremi.
c) Per la larghezza delle fasce laterali si calcola metà dell’interfila se il vigneto confina con altre
colture, altrimenti si calcola tutta la fascia laterale fino ad un massimo di tre metri (vedi punto a).
d) La lunghezza delle fasce laterali, viene calcolata sommando alla lunghezza dei filari la profondità delle due rispettive testate.
2 - Area produttiva
Per la sua determinazione si procede come specificato in prima colonna.


Guida pratica all'impianto del vigneto
Stanchezza del terreno
Nel caso vi sia la necessità di reimpiantare rapidamente il vigneto espiantato, senza attendere almeno uno o due anni prima di procedere al nuovo impianto e adibendo nel frattempo la superficie a prato o a coltura cerealicola, è buona norma cercare di allontanare la maggior quantità possibile di radici dal suolo.
Questo può essere ottenuto attraverso ripetuti passaggi con l’estirpatore o, meglio ancora, utilizzando al momento dello spianto opportuni attrezzi che lavorando sul filare riescono a sterrare buona parte dell’apparato radicale. Questa operazione è importante in quanto le radici possono essere sede d’ospiti fungini (rosellinia, fusarium verticillium ecc.), di virus che si trasmettono tramite nematodi, d’essudati radicali (es. tossine) ed altro, tutti con azione deprimente lo sviluppo dei futuri apparati radicali e di conseguenza delle giovani piante.
Sempre nel caso del ristoppio (pronto reimpianto del vigneto), ha dato buoni risultati irrorare la vegetazione immediatamente dopo la vendemmia, con una soluzione al 1-2% di glifosate attendendo almeno 2-3 mesi prima dello spianto. L’erbicida sistemico ha una buona capacità di devitalizzare le radici e i nematodi.
Ad ogni modo, è fondamentale perlomeno cambiare il portainnesto (non utilizzando il 420A, particolarmente sensibile alla stanchezza del terreno) ed evitare che i filari cadano esattamente nella stessa posizione dei precedenti.
L’impianto a seguire subito dopo lo spianto è meglio tollerato nei suoli molto sciolti e ricchi di scheletro, nei quali l’accumulo delle sostanze nocive è inferiore.
Preparazione del terreno
Qualora si debba procedere a dei livellamenti o a delle sistemazioni più consistenti, è importante evitare di sconvolgere la naturale successione degli orizzonti, per non ridurre drasticamente la fertilità agronomica, chimica e biologica del suolo.
È quindi buona norma operare prima lo “scortico” e, una volta eseguiti i lavori di sistemazione, ridistribuire uniformemente il suolo, per evitare stentati avvii di vegetazione e lenti sviluppi, tali a volte da richiedere costosi interventi agronomici di sostegno e pesanti sacrifici produttivi e qualitativi.
Una volta sistemata la superficie in modo definitivo, devono essere evitate lavorazioni profonde, tipo il tradizionale scasso a 80-100 cm, che inevitabilmente riporterebbe in superficie terreno poco evoluto e poco fertile. È invece da preferire una ripuntatura a 100 cm di profondità, eseguita ogni 2-3 m ed in modo ortogonale (in pratica, a croce) seguita, nel caso vi sia da interrare della sostanza organica, da un’aratura superficiale (40 cm) o da una zappettatura; altrimenti può esser sufficiente, soprattutto nei terreni di medio impasto, far seguire alla ripuntatura una erpicatura. Ciò consentirà di conservare il più possibile l’autenticità del suolo con tutti i suoi vantaggi.
Analisi chimico-fisica del suolo
È di fondamentale supporto per ottimizzare la scelta del portainnesto e per la verifica del livello e del reciproco equilibrio tra gli elementi minerali (ad es. il rapporto tra Magnesio e Potassio, espresso in meq/100 g, deve corrispondere a valori prossimi a 5).
Prima di procedere alla sistemazione definitiva del suolo (aratura ed erpicatura), distribuire gli elementi fertilizzanti necessari e poco mobili tipo Potassio, Fosforo e Magnesio.
In presenza di un terreno omogeneo, è sufficiente far eseguire una determinazione chimica per ogni ettaro di superficie, prelevando il campione secondo lo schema sottostante ed interessando una profondità compresa tra 5 e 40 cm circa.
In presenza di terreno povero di sostanza organica o intensamente rimaneggiato, è sempre consigliabile l’apporto di letame maturo (dalle 40 t/ha alle 100 t/ha nei casi di maggior necessità).

Analisi chimico-fisica del suolo
Esempio di un corretto campionamento. Il terreno proveniente dai cinque prelievi sarà mescolato per ottenere un unico campione da consegnare al laboratorio.

Lotta all’erosione e drenaggio
La vite soffre in modo evidente dell’eccesso di umidità nel suolo; gli interventi che permettono un rapido smaltimento dell’acqua in esubero consentono di ridurre o impedire i fenomeni di erosione e contemporaneamente creano un ambiente ipogeo maggiormente adatto all’attività radicale. Per i terreni di collina diventa allora prioritaria la semina e/o la conservazione del cotico erboso che impedisce il ruscellamento superficiale dell’acqua cui si accompagna il trasporto delle particelle terrose; si evita, inoltre, l’eccesso di umidità dei punti di accumulo dell’acqua. A questo fine, i filari devono avere però una giusta lunghezza (max 80-100 m) e una giusta pendenza.
Per i terreni di pianura sono indispensabili le sistemazioni idrauliche tradizionali (baulature e scoline), oppure i più moderni sistemi di drenaggio tubolare sotterraneo, preceduti da un livellamento della superficie; impianto di drenaggio che permette di ridurre le zone improduttive e di utilizzare il sistema per interventi irrigui di soccorso (subirrigazione).

Lotta all’erosione e drenaggio
Smottamento per mancato convogliamento e drenaggio delle acque.

Tempi e modalità d’impianto
Dato per assodato che tutte le operazioni di preparazione del suolo siano state eseguite con terreno in tempera
e che sia trascorso un periodo di riposo di almeno un anno, nel corso del quale il terreno livellato e rimodellato si è assestato e gli apparati radicali eventualmente presenti sono in avanzato stato di decomposizione, l’appezzamento si presta ora a diverse tecniche di impianto. Esiste, infatti, la possibilità di piantare la barbatella in modi diversi, questo in funzione dello stato del terreno e del momento d’impianto.


Forchetta per l’impianto della barbatella, da notare, a destra, l’apparato radicale quasi totalmente asportato.

Apertura di un solco lungo il filare e impianto manuale delle giovani viti: è consigliabile quando il terreno è pesante e non perfettamente preparato.
Questo modo di procedere consente un miglior attecchimento della barbatella e uno sviluppo più rapido; la copertura dell’apparato radicale viene infatti eseguita manualmente e con maggior cura. Così operando può esser prevista anche una letamazione lungo il solco aperto.
Uso della forchetta: è un metodo molto rapido (1700-1800 viti al giorno con un cantiere di 3 persone), richiede la quasi totale asportazione dell’apparato radicale; può essere utilizzato con pieno successo nei suoli ben preparati, asciutti e sciolti. La giovane radice, al momento della sua ripresa vegetativa, deve trovare un ambito di terreno adatto, quindi vanno evitate condizioni asfittiche per presenza di acqua nel canale di infissione della barbatella e presenza di aria che può provocare una rapida disidratazione (il terreno va calpestato per farlo aderire alla barbatella).
Forchetta per l’impianto della barbatella, da notare, a destra, l’apparato radicale quasi totalmente asportato. Piantatrice in fase di lavoro.
Per questi motivi le condizioni del terreno e una buona manualità d’esecuzione dell’operazione sono garanzie di una buona riuscita.
Da ricordare, infine, che un taglio delle radici troppo lungo (oltre 1,5- 2 cm) potrebbe obbligarle ad un errato ed innaturale posizionamento verso l’alto.
Impianto a macchina: sistema in netto incremento negli ultimi anni, grazie alla semplicità e rapidità d’esecuzione.
Con un cantiere di 4 persone si possono piantare, in un terreno pianeggiante con filari lunghi oltre i 100 m, fino a 10-12.000 barbatelle al giorno, che si riducono a 5-7.000 in collina, in condizioni ovviamente meno favorevoli. Quanto maggiori sono i tempi morti per le svolte, rallentamenti ecc., tanto inferiore sarà l’operatività del cantiere di lavoro.
L’impianto a macchina offre oltretutto il vantaggio di evitare l’operazione preliminare dello squadro, in quanto puntatori al laser agiscono da guida. Tra gli altri vantaggi vi è la possibilità di piantare la vite a radice intera, particolarmente utile per impianti tardivi (giugno e luglio), ove vi è la necessità di una rapida e pronta entrata in attività vegetativa della vite, favorita appunto dalle sostanze di riserva contenute nell’apparato radicale integro.
È necessaria, comunque, la consueta cura nella preparazione del terreno al fine di garantire un’ottima adesione della terra all’apparato radicale. In tutti i casi, qualora le condizioni del suolo non siano ottimali, conviene optare per la tradizionale apertura del solco che, con l’ausilio dell’intervento manuale, offre maggiori garanzie di riuscita.

Piantatrice in fase di lavoro
Piantatrice in fase di lavoro

L’uso della macchina evita di eseguire lo squadro e richiede, ovviamente, l’assenza dei pali
L’uso della macchina evita di eseguire lo squadro e richiede, ovviamente, l’assenza dei pali

Epoca d’impianto
La frigoconservazione della barbatella e la sua paraffinatura hanno di molto allungato il periodo utile per l’impianto del vigneto.
Come regola generale, al momento della ripresa vegetativa (fine marzo), la barbatella dovrebbe essere a dimora già da qualche tempo. Qualora l’andamento meteorologico sia favorevole, così come le condizioni del suolo, il vigneto può essere piantato anche nei mesi di dicembre e gennaio. La copertura in paraffina della parte non interrata della barbatella, protegge i tessuti legnosi fino a temperature comprese tra -7 e -9 °C. Se non si è potuto piantare in tardo autunno o inizio inverno, si può posticipare l’operazione a febbraio - marzo - aprile.
Quando l’impianto viene eseguito nei mesi di maggio e giugno, con la giovane piantina conservata fino a questo momento in frigorifero, è buona norma mettere in conto un eventuale intervento di soccorso idrico, in quanto la barbatella è, in questa fase, sensibile ai periodi siccitosi.
Per i nostri ambienti, si ritiene che l’impianto debba essere eseguito al massimo entro la prima quindicina di luglio. In questi casi è bene essere consapevoli dell’importanza di un regolare andamento meteo non solo estivo, ma anche dell’autunno successivo all’impianto, ciò per garantire una regolare lignificazione della prima parte del germoglio formatosi nei pochi mesi di vegetazione a disposizione. Più tardiva è la messa a dimora, maggiori saranno le cure necessarie al giovane vigneto. Inoltre, qualora non vi sia la garanzia di poter intervenire con una irrigazione di soccorso, conviene rinviare la messa a dimora delle barbatelle all’autunno.
Scelta della varietà
Innanzitutto va ricordato che possono esser utilizzate, distintamente per Provincia, solo le varietà elencate nella delibere delle Giunte Regionali locali.
Da un punto di vista tecnico la scelta deve basarsi innanzitutto sul perfetto adattamento del vitigno al suolo, al clima e più in generale all’ambiente di coltura (ad es., esposizione, altitudine, ecc.); a questo si devono aggiungere considerazioni sulla qualità organolettica del futuro vino e sul gradimento del consumatore.
Qualora siano disponibili, conviene sempre optare per l’uso di più selezioni clonali (cartellino azzurro) con un positivo effetto di reciproca interazione quali/quantitativa.
Infine, è sempre preferibile programmare e prenotare l’acquisto delle barbatelle con largo anticipo (12-15 mesi prima dell’impianto), ciò al fine di avere una buona garanzia nella futura consegna della combinazione varietà-clone-portainnesto desiderata.
Il portinnesto
Come già detto, è buona norma prima dell’impianto disporre dell’analisi chimico-fisica del suolo: queste informazioni, sommate al numero di viti per ettaro, alla forma di allevamento e alla quantità d’acqua meteorica, forniranno gli elementi necessari per orientarsi nella scelta del portinnesto, evitando così errori poi difficilmente correggibili.
Per gli ambienti del Veneto, alcune sintetiche informazioni sui principali portinnesti vengono riassunte nella tabella qui sotto.

Tabella 1
Tabella 1

Densità d’impianto
Ogni realtà ambientale ed aziendale va attentamente valutata. Ad ogni forma di allevamento corrisponde un limite massimo di piante per ettaro oltre il quale non ci si deve spingere; ogni obiettivo qualitativo ha un suo equilibrio tra forma di allevamento e numero di ceppi per ettaro che non va scardinato; ogni area viticola ha delle condizioni pedologiche e climatiche (vedi pioggia) che impongono certi limiti; ogni varietà ha un suo portamento vegetativo che deve esser attentamente considerato.
Non esiste quindi una regola fissa, se non quella di una tendenza ormai assodata ad un miglioramento qualitativo all’aumentare del numero di ceppi per ettaro, a patto però che la produzione per ettaro sia mantenuta costante e che la densità non sia esagerata. Così operando si avrà una riduzione del carico produttivo per ceppo con un conseguente miglior equilibrio all’interno della pianta.

Tabella 2
Forma di allevamento a Sylvoz: aumentando il numero di ceppi per ettaro e mantenendo costante la produzione complessiva, si avrà una riduzione dell’uva per ceppo, con sicuri effetti sull’insieme dell’attività vegeto-qualitativa del vigneto.

Si è già detto però che esiste un limite oltre il quale il numero di viti per ettaro diventa esagerato e la vigoria della pianta non più governabile.
In linea generale per le condizioni medie della realtà ambientale del Veneto, le densità ottimali in funzione della forma d’allevamento, del parco macchine e del vitigno utilizzato, sono le seguenti:

Tabella 3
Tabella 3

Forma di allevamento
In sintesi, ovviando a una lunga e complessa trattazione, si riportano nella tabella sottostante alcune essenziali informazioni:

Tabella 4
Tabella 4

Forma di allevamento
Rappresentazione schematica delle principali forme di allevamento consigliate

Preparazione delle barbatelle per l’impianto
Se la giovane piantina è stata frigoconservata, dovrà esser portata per qualche giorno in un ambiente fresco e ombreggiato (naturalmente nella propria confezione): ciò garantirà un buon acclimatamento ed una miglior resistenza nel primo periodo di impianto. È ottima regola per le viti frigo-conservate, o comunque conservate a lungo, immergere l’apparato radicale in acqua per almeno 24-36 ore prima dell’impianto. Nel caso l’impianto debba esser rinviato, togliere le viti dall’acqua e riporle all’ombra proteggendole con qualsiasi materiale umido che ne eviti la disidratazione.
Al momento dell’impianto, per facilitare l’operazione, l’apparato radicale può essere accorciato a circa 10-15 cm (oppure 1,5-2 cm nel caso dell’impianto a forchetta).
Per messe a dimora tardive mantenere l’apparato radicale il più integro possibile.
Bisogna, inoltre, porre molta attenzione alla profondità d’impianto; soprattutto se si opera su terreni asfittici e non ben drenati, il punto d’innesto deve esser sempre scoperto e la profondità mai eccessiva.
Nel caso l’impianto sia eseguito in epoca tardiva e su terreno sciolto e asciutto, se non piove entro una decina di giorni è bene intervenire con una irrigazione di soccorso.
La giovane piantina può essere fornita anche in vasetto a partire dalla fine di maggio/inizio giugno. In questo caso viene consegnata una pianta già provvista di apparato fogliare, ed è quasi sempre obbligatorio bagnare le giovani viti, soprattutto se persistono alte temperature, giornate soleggiate e scarse precipitazioni.
Si può, senza compromettere lo sviluppo vegetativo della vite, sopprimere buona parte dei giovani tralci presenti alla consegna, questo per ridurre le necessità idriche e i danni dovuti ai raggi solari che colpiscono le giovani foglie sviluppatesi in ambiente protetto.

Preparazione delle barbatelle per l’impianto
A sx giovane pianta con apparato radicale che si è sviluppato in senso orizzontale e verso l’alto;
a dx vite priva di apparato radicale primario e con presenza di radici secondarie ed aeree.
L’eccessiva profondità d’impianto e/o condizioni asfittiche del suolo, sono le probabili cause.


Lavorazioni successive all’impianto
È accertato che per i primi due o tre anni la miglior soluzione è la lavorazione superficiale del sottofila; ciò favorisce un miglior sviluppo dell’apparato radicale con un maggior stimolo ad una esplorazione in profondità del suolo. Dal 3°- 4° anno la lavorazione può essere sostituita con il diserbo localizzato. Da ricordare che nei primi due-tre anni la vite soffre in modo evidente l’aggressione da parte delle infestanti: questa competizione deve essere assolutamente evitata, pena lo stentato avvio del vigneto e sicuri ritardi nella futura messa a frutto.
Ancora, è preferibile al primo anno non sopprimere nessuno dei giovani germogli, così da massimizzare l’apparato fotosintetizzante e quindi lo sviluppo complessivo (aereo e radicale) della pianta. A partire dal secondo anno, possono essere selezionati uno o due germogli per il futuro cordone permanente.
Sostituzione delle fallanze
A volte, in un vigneto in produzione, vi può essere l’esigenza di sostituire alcune viti compromesse; ciò è pratica comune nei vecchi impianti collinari dove raramente il vigneto viene spiantato e reimpiantato; la sostituzione dei ceppi si rende obbligatoria anche in conseguenza a fallanze dovute a malattie (ad es., flavescenza dorata), oppure vi può essere la necessità di riparare ad una errata densità di impianto procedendo ad un infittimento dei ceppi. In tutti questi casi va tenuta presente l’alta competizione nutrizionale e luminosa che si viene a creare tra le vecchie viti e quelle nuove. È quindi buona norma promuovere una rapida crescita delle viti sostituite tenendo presente che:
- per le fallanze utilizzare sempre un portainnesto vigoroso tipo il 1103 Paulsen o il Kober 5 BB;
- prevedere una concimazione azotata superiore nelle viti sostituite;
- controllare l’aggressione del cotico erboso nei confronti delle giovani piantine;
- evitare che le piante sostituite si vengano a trovare all’ombra e coperte dalla vegetazione di quelle adulte.

Lavorazione del sottofila in un giovane vigneto
Lavorazione del sottofila in un giovane vigneto



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