La nutrizione della vite

INTRODUZIONE
La nutrizione della vite riguarderà solo la tecnica di concimazione. Si prenderanno in esame, in altri termini, esclusivamente gli apporti di elementi minerali e di sostanza organica, escludendo totalmente gli apporti idrici, che della nutrizione rappresentano, comunque, un aspetto non trascurabile. In sintesi, le finalità della concimazione possono essere così riassunte:
- mantenere o portare ad un livello ottimale le dotazioni del terreno di sostanza organica e di elementi minerali;
- favorire l’attività biologica del terreno;
- soddisfare il fabbisogno nutritivo della vite, in misura tale da poterne controllare la vigoria e la qualità della produzione;
- evitare gli eccessi che possono provocare perdite e quindi pericolosi inquinamenti ambientali.

LA CONCIMAZIONE

La tecnica di concimazione prevede una concimazione di fondo, una d’allevamento ed una di produzione.

Concimazione di fondo
È una concimazione che si effettua prima della messa a dimora delle barbatelle, ed è buona norma far precedere un’analisi del terreno a tale operazione. L’analisi permetterà di ottenere:
- una descrizione dei differenti tipi di terreno riscontrati sull’appezzamento da destinare a vigneto;
- i risultati analitici dei parametri del terreno (granulometria, proprietà fisiche e chimiche), misurati sui 2 profili campionati (0-40 cm e 40-80 cm) e il confronto di detti parametri con quelli dei livelli desiderati;
- una valutazione della quantità di fosforo, potassio e magnesio da apportare al terreno come concimazione di fondo, nel caso di un disequilibrio minerale;
- una valutazione della quantità di sostanza organica (s.o.) da apportare prima dell’impianto in caso di deficit;
- un piano di concimazione poliennale e la scelta di ammendanti adatti per la correzione di anomalie eventualmente presenti nel terreno destinato al vigneto (es. pH);
- una scelta più oculata del portinnesto.

Concimazione di fondo
Concimazione di fondo

Come comportarsi per l’analisi del terreno
Contattate il vostro tecnico o rivolgetevi agli uffici tecnici di strutture pubbliche e private che vi potranno fornire delle schede o moduli da riempire, per meglio identificare il vostro appezzamento, ed un protocollo da seguire nel prelievo dei campioni di terreno.
Dopo aver compilato i moduli e prelevato i campioni di terreno, dovrete consegnare il tutto agli uffici tecnici del laboratorio di riferimento o al tecnico di vostra fiducia.
I campioni di terreno saranno analizzati presso il laboratorio prescelto.
I relativi risultati vi saranno spediti direttamente a casa o consegnati ad un tecnico di vostra fiducia.
Dopo aver ricevuto i risultati delle analisi (vedere esempio del bollettino d’analisi più avanti), consultate le informazioni pratiche per l’applicazione dei fertilizzanti, riportate di seguito.
Per informazioni più dettagliate sulle pratiche da seguire inerenti a carenze, rendimenti produttivi non ottimali, ecc., rivolgetevi ad un tecnico.

La concimazione
La concimazione

Esempio di campionatura rappresentativa del terreno da analizzare
Nel caso di un’analisi per una concimazione di fondo, si deve effettuare un campionamento del terreno il più possibile rappresentativo della zona dove sarà messo a dimora il nuovo vigneto.
La rappresentatività del campione è importantissima, perché l’analisi sarà eseguita solo su 500 g di terreno.
Con quale mezzo effettuare il prelevamento?
Con una trivella elicoidale di 40 cm di diametro oppure con un badile.
Dove?
Fare da 6 a 10 buche, se viene usato il badile, o altrettante trivellazioni con trivella nelle zone più rappresentative del terreno che ospiterà il nuovo vigneto. In ogni buca o trivellazione si preleverà un campione di terreno a 0-40 cm ed a 40-80 cm, facendo attenzione a tenere separati i due strati. Nel caso in cui sia effettuata una buca, prelevare i due strati di terreno sulle pareti.
Quando?
Prima della distribuzione dei fertilizzanti per la concimazione di fondo.
Insacchettamento del campione
- mettere i 6-10 prelievi effettuati in 2 secchi: uno per il livello 0-40 cm ed uno per il livello 40-80 cm;
- omogeneizzare i prelievi di terreno;
- ridurre le parti aggregate, sminuzzarle bene e mescolare;
- prelevare, in ogni secchio, un campione di circa 500 g di terreno e mettere ciascun campione in un sacchetto di plastica;
- infilare nel sacchetto, racchiuso in una busta, il modulo o la scheda di informazioni debitamente compilata;
- non dimenticare di annotare sul sacchetto di plastica il vostro nome ed indirizzo e l’ubicazione dell’azienda.
Nota bene
Nei terreni profondi, prelevare fino a 80 cm di profondità. Tale profondità rappresenta lo spazio maggiormente esplorato dagli apparati radicali.
Nei suoli poco profondi, prelevare nello strato utile (franco di coltivazione) ed annotare sul modulo di prelevamento la profondità del terreno.

Esempio di campionatura rappresentativa del terreno da analizzare
Esempio di campionatura rappresentativa del terreno da analizzare

Informazioni pratiche per l’applicazione dei fertilizzanti
I possibili fertilizzanti da utilizzare nella concimazione di fondo possono essere di natura organica e minerale.
I fertilizzanti minerali sono riportati in Tab. 1 e sono espressi in unità per 100 kg di prodotto.
I fertilizzanti organici consigliati sono il letame maturo ed i compost (Tab. 2). Entrambi devono essere interrati negli strati superficiali del terreno. In nessun caso è consigliabile portarli molto in profondità, perché la loro fermentazione creerebbe un ambiente asfittico, negativo allo sviluppo delle radici.
Nota bene: nei suoli sabbiosi, si cosiglia una concimazione di fondo solo con apporti di s.o. e senza somministrazioni di potassio, magnesio e fosforo.

Tab. 1 - Fertilizzanti minerali utilizzabili nella concimazione di fondo, espressi in kg/100 kg
Tab. 1 - Fertilizzanti minerali utilizzabili nella concimazione di fondo, espressi in kg/100 kg

Tab. 2 - Ammendanti apportatori di sostanza organica, utilizzabili nella concimazione di fondo (da Pinamonti)
Tab. 2 - Ammendanti apportatori di sostanza organica, utilizzabili nella concimazione di fondo (da Pinamonti)

Concimazione di allevamento
La concimazione d’allevamento si effettua a partire dalla messa a dimora delle barbatelle fino alla loro entrata in produzione. La sua funzione, in questo periodo che dura mediamente 3 anni, è di promuovere lo sviluppo delle viti. Nella fase di allevamento, i concimi da utilizzare sono quelli minerali, soprattutto a base d’azoto (Tab. 3), per la forte e pronta azione di tale elemento sull’attività di crescita delle piante. Le quantità massime da apportare variano in funzione del titolo del concime e della durata della fase d’allevamento. Le dosi più elevate d’azoto (600 kg/ha di nitrato ammonico; 300 kg/ha di urea) abbreviano tale fase, ma portano anche a squilibri fra accrescimento radicale e parte aerea (quest’ultima prevale sullo sviluppo radicale).

Tab. 3 - Concimi minerali utilizzabili nella concimazione d’allevamento
Tab. 3 - Concimi minerali utilizzabili nella concimazione d’allevamento

Quando?
Metà dose di N va distribuita subito dopo il germogliamento delle viti e l’altra metà un mese più tardi.

Spandiletame per la distribuzione nell’interfilare
Spandiletame per la distribuzione nell’interfilare

Concimazione di produzione
Un corretto piano d’applicazione di questa tecnica non può prescindere dal resto delle tecniche colturali adottate nel vigneto. In particolare, la tecnica dell’inerbimeneto (totale o solo interfilare), abbastanza diffusa nella viticoltura veneta, attuata per limitare o contrastare soprattutto gli eccessi di vigoria delle piante (pianura) ed i fenomeni d’erosione (collina), incide in misura significativa sugli apporti degli elementi nutritivi, specie di quelli azotati.
Dal punto di vista pratico si possono prevedere, quindi, concimazioni di produzione su terreni inerbiti o ricchi di sostanza organica e su terreni lavorati, poveri di sostanza organica. Nel primo caso, i fertilizzanti chimici distribuiti possono essere considerati una forma complementare alle dotazioni nutritive naturali dei terreni, mentre nel secondo caso, i concimi minerali semplici o composti, quelli organici od organo-minerali diventano la forma di concimazione principale.
In sintesi, possiamo avere i casi riportati nella Tab. 4.

Tab. 4 - Concimazione di produzione e sua funzione in alcuni tipi di terreno
Tab. 4 - Concimazione di produzione e sua funzione in alcuni tipi di terreno

Nota bene: se non è stata eseguita l’analisi per la concimazione di fondo, fare un’analisi del terreno per la concimazione di produzione.
Quest’analisi permetterà di:
- ottenere i valori di azoto, fosforo, potassio e magnesio presenti nel profilo del terreno (0-40 cm e 40- 80 cm) e confrontare tali valori con quelli desiderati;
- programmare la concimazione di produzione ed eventualmente integrare qualche carenza, specialmente quella di natura organica;
- ottenere delle indicazioni che permettano di spiegare il comportamento produttivo delle viti, riguardo il loro vigore, il loro rendimento e giustificare la presenza di carenze.
Come comportarsi in pratica?
Seguire la medesima filiera descritta per il prelievo dei campioni di terreno nella concimazione di fondo. In questo caso è opportuno riempire delle schede per ogni vitigno da analizzare.
Analisi di controllo
È consigliabile fare un’analisi di controllo dopo 5 anni da quella eseguita per la concimazione di fondo o di produzione.
Con l’analisi di controllo si otterranno le stesse informazioni viste per l’analisi della concimazione di produzione.
Nel prelievo dei campioni di terreno, si seguirà la stessa procedura riportata in precedenza per la concimazione di fondo.
Nell’analisi di controllo, non sarà necessario richiedere all’analista la determinazione di alcuni parametri, come granulometria (% di sabbia, % di limo, % di argilla), indice di potere clorosante e calcare totale, perché sono parametri i cui valori rimangono stabili nel tempo, mentre è neccesario verificare le variazioni di s.o., fosforo, potassio e magnesio.
Nota bene: con l’analisi di controllo verificare le variazioni di sostanza organica soprattutto, ma anche di fosforo, potassio e magnesio.

MENU’ ANALITICO
In sintesi, i parametri analitici, richiesti per l’impostazione di una viticoltura meno empirica, sono i seguenti:

Tab. 5 - Parametri analitici richiesti per le varie tipologie d’analisi del terreno
Tab. 5 - Parametri analitici richiesti per le varie tipologie d’analisi del terreno


Esempio di un certificato d’analisi

Esempio di un certificato d’analisi
Esempio di un certificato d’analisi

In quest’esempio di analisi del suolo, si evidenziano valori alcalini di pH e valori bassi di calcare attivo. Si rivelano, inoltre, dotazioni medie di sostanza organica e di fosforo assimilabile, e scarse di potassio scambiabile. La capacità di scambio cationico (C.S.C.) risulta anch’essa bassa, il che può rappresentare un pericolo, per la possibile perdita di elementi nutritivi (fenomeni di lisciviazione).
Infine l’analisi offre indicazioni indirette sulla fertilizzazione azotata. Essa sarà valutata in funzione del tenore in sostanza organica e del relativo processo di mineralizzazione (vedi di seguito).
Nota bene: per valutare lo stato nutritivo delle viti, può essere richiesta anche un’analisi delle foglie (Diagnostica fogliare) e dei piccioli (Diagnostica peziolare), oltre a quella del terreno. Rivolgersi al proprio tecnico di fiducia od ai tecnici di strutture pubbliche e private per il relativo campionamento e per l’interpretazione dei dati.

CALCOLO DELLE DOSI DA APPORTARE CON LA CONCIMAZIONE DI PRODUZIONE

CALCOLO DELLE DOSI DA APPORTARE CON LA CONCIMAZIONE DI PRODUZIONE
Calcolo delle dosi da apportare con la concimazione di produzione

Elementi nutritivi come fosforo, potassio e magnesio generalmente non subiscono perdite nel terreno (le perdite riguardano prevalentemente i terreni sabbiosi), ma solo temporanee e parziali indisponibilità e sono elementi che non vengono apportati in quantità significativa dalle piogge o dai microrganismi o dalla flora spontanea, come avviene, invece, per l’azoto.

LA MINERALIZZAZIONE

Il processo di mineralizzazione della sostanza organica, attuato dai microrganismi del terreno, libera annualmente una quantità d’azoto minerale, prontamente assimilabile dalle piante (azoto nitrico e ammoniacale).
Tale quantità varia in funzione del contenuto di sostanza organica presente nel terreno, come riportato dalla Tab. 9 e varia, inoltre, in funzione dell’andamento climatico di un’annata. Durante una stagione vegetativa siccitosa, infatti, il processo di mineralizzazione è trascurabile e, di conseguenza, anche i relativi apporti d’azoto saranno trascurabili.

Tab. 9 - Stime di azoto liberato dalla sostanza organica mediante il processo di mineralizzazione
Tab. 9 - Stime di azoto liberato dalla sostanza organica mediante il processo di mineralizzazione

Esempio di calcolo per la concimazione di produzione

Esempio di calcolo per la concimazione di produzione

2° Esempio di calcolo per la concimazione di produzione

2° Esempio di calcolo per la concimazione di produzione

Nota bene: nella concimazione di fondo, d’allevamento e di produzione, vengono riportati prevalentemente concimi minerali semplici, perché permettono di dosare meglio le quantità da somministrare.

Tab 16 - Concimi organici utilizzabili nella concimazione di produzione
Tab 16 - Concimi organici utilizzabili nella concimazione di produzione

QUALCHE NOTIZIA SUI COMPOST

Il termine compost si riferisce a ciascuna delle 4 tipologie di ammendanti presenti in commercio (vedi il paragrafo sui sarmenti). Nel nostro caso, tuttavia, il riferimento riguarda esclusivamente l’ammendante compostato misto, perché il più usato nelle colture di pieno campo. A tale proposito, si ricorda che il suo utilizzo sta lentamente crescendo, dopo un inizio difficile che aveva generato una comprensibile diffidenza. Per la mancanza di una normativa appropriata, erano stati prodotti e commercializzati, infatti, compost scadenti, che avevano provocato danni evidenti alla diffusione di quelli di certificata qualità.
La presenza di metalli pesanti in questo compost, come anche negli altri, rappresentava e rappresenta tuttora il pericolo maggiore. Tali metalli non sono biodegradabili come i microinquinanti organici (batteri, funghi) ed hanno quindi la tendenza ad accumularsi nel terreno e a diventare tossici per le colture, se la loro concentrazione supera una determinata soglia.
Una recente modifica alla legge 748/84 (Decreto 27 marzo 2000) ha riesaminato questo problema ed ha fissato, per tutte le tipologie di ammendanti (vedi il paragrafo sui sarmenti), dei limiti massimi in metalli pesanti (tab. 17).

Tab. 17 - Metalli pesanti: limiti massimi espressi sul secco, validi per tutte le tipologie di ammendanti
Tab. 17 - Metalli pesanti: limiti massimi espressi sul secco, validi per tutte le tipologie di ammendanti

La normativa prevede, inoltre, (solo tipologia ammendante compostato misto) una limitazione dell’uso dei fanghi. Questi non possono superare il 35% della miscela iniziale, ad eccezione per quelli d’origine agroindustriale.
Si ricorda ancora che, nei compost in generale, la valutazione dei contenuti di sostanza organica risulta di estrema importanza, vista la finalità del loro impiego. A tale proposito, si riportano nel box i parametri di valutazione proposti dall’Istituto sperimentale per la nutrizione delle piante.
Essi si riferiscono ad un compost da impiegare in pieno campo (ammendante compostato misto).
Il valore del rapporto carbonio/azoto (C/N) è fissato dalla legge 748/84. Nei compost di pieno campo (ammendante compostato misto), il rapporto C/N deve essere inferiore a 25 (vedi anche “Aspetti regolamentari”). Il grado ed il tasso d’umificazione variano in funzione della miscela dei residui organici inizialmente presente nell’ammendante.
Un buon grado d’umificazione si attesta su valori del 60-65% circa, mentre un buon tasso d’umificazione si aggira su valori del 40-45% circa.

Tab. 18 - Elenco delle ditte produttrici di ammendante compostato misto (compost) nel Veneto
Tab. 18 - Elenco delle ditte produttrici di ammendante compostato misto (compost) nel Veneto
(da ARPAV, Osservatorio Regionale Compostaggio - Castelfranco Veneto)


Valutazione di un compost di pieno campo
(da Benedetti e Tittarelli, 1997)
Parametri da considerare:
- C/N
- Carbonio organico o sostanza organica totale
- Grado di umificazione (DH)
- Tasso di umificazione (HR)

INFORMAZIONI SUPPLEMENTARI PER ATTUARE UNA FERTILIZZAZIONE RAZIONALE

Le somministrazioni di fertilizzanti a base d’azoto devono essere opportunamente controllate sia nella dose che nell’epoca di distribuzione.
L’obiettivo è di evitare che tale elemento, particolarmente mobile nel terreno, specie se sotto forma nitrica, vada ad inquinare le falde acquifere.
La Direttiva CEE 676/91, nota come “Direttiva nitrati” ne fa esplicita menzione ed invita gli Stati membri ed emanare, tra le altre cose, un codice di buona pratica agricola (CBPA), al fine prevenire ed evitare ulteriori inquinamenti.
Tale codice prevede l’osservanza di una serie di misure di prevenzione, tra cui si ricorda:
- la determinazione della dose d’azoto in funzione del fabbisogno delle colture, dei vari apporti biotici ed abiotici d’azoto ed in funzione delle varie perdite azotate (bilancio dell’azoto), per evitare dannosi sovradosaggi;
- l’utilizzo di fertilizzanti (ad es., pollina, pennone) di cui si conosca la composizione ed il relativo contenuto, per le evidenti conseguenze sulla scelta della stessa dose;
- la predisposizione di un calendario delle somministrazioni che tenga conto della forma azotata presente nel fertilizzante. Se di tipo organico, la somministrazione dovrà essere effettuata durante il periodo autunnale; viceversa, se di tipo minerale, la somministrazione dovrà essere eseguita in prossimità del germogliamento;
- l’utilizzo di tecniche, come l’inerbimento, nel caso di vigneti posti in prossimità di corsi d’acqua o laghi, oppure in terreni con falde freatiche non tanto profonde. È stato dimostrato, infatti, che la pratica dell’inerbimento (interfila e fila o solo interfila) è capace, in molti casi, di soddisfare il fabbisogno d’azoto della vite oppure di tamponare la sua azione inquinante, qualora tale elemento fosse distribuito.

Aspetti regolamentari
In Italia, tutti i fertilizzanti (concimi, ammendanti, correttivi) sono regolati dalla Legge 748 del 1984, che nel tempo ha subito varie modifiche ed integrazioni. Essa detta le norme riguardanti la classificazione e la commercializzazione dei fertilizzanti (etichettatura, titolo degli elementi nutritivi, tolleranze, ecc). Prevede, inoltre, controlli e sanzioni.
Per tutti gli ammendanti, in particolare, vanno sempre riportate in etichetta, i valori di umidità (%), pH, le quantità di carbonio organico sul secco, di rame e zinco sul secco (le quantità degli altri metalli pesanti, elencati in tab. 17, sono facoltative), di acidi umici e fulvici sul secco, d’azoto totale sul secco.
Se la vendita del prodotto avviene allo stato sfuso, richiedere i valori e le quantità dei parametri sopra specificati al rivenditore.
Le relative quantità previste dalla normativa vigente sono riportate in Tab. 19.
Va specificato e richiesto, anche, il rapporto C/N, utile per la valutazione qualitativa del prodotto. Si ricorda che la sostanza organica stabile del terreno ha un rapporto C/N = 10; pertanto, ammendanti con valori più vicini a 10 subiranno minori trasformazioni e rese in humus superiori.

Tab. 19 - Limiti di legge (Legge 748/84 – Circolare Mipaf n. 8/99)
Tab. 19 - Limiti di legge
(Legge 748/84 – Circolare Mipaf n. 8/99)


Nota bene: e' permesso commercializzare solo i fertilizzanti (concimi, ammendanti, correttivi), le cui caratteristiche corrispondono a quelle fissate dalla normativa vigente (Legge 748/84).
Ad un’azienda agricola è vietato utilizzare rifiuti solidi urbani (RSU) o fanghi, i cui requisiti non siano in linea con quelli riportati dalla citata legge.

A PROPOSITO DEI SARMENTI

I sarmenti (tralci) finemente macinati sono incorporati con più facilità nel terreno e sono demoliti più velocemente dai batteri e funghi. I sarmenti costituiscono anche un apporto nutritivo. Le unità (kg) fertilizzanti apportate sono stimate in:
N = 15
P2O5 = 5
K2O = 25
MgO = 10

Questi valori si riferiscono ad una produzione annua di circa 2 t/ha di sostanza secca o di 4 t/ha di prodotto fresco.
Oltre alla funzione fertilizzante, i sarmenti sono soprattutto apportatori di sostanza organica. Si stima che essi ne restituiscano al terreno circa 500 kg/ha anno. Se rapportiamo tale valore al relativo fabbisogno medio annuo, stimato in circa 1000 kg/ha, otteniamo un risparmio del 50% circa.
Se poi traduciamo i 500 kg/ha per anno in una quantità paragonabile di letame o di compost, risulta che i 500 kg/ha per anno equivalgono a 2,8 t/ha di letame o 2 t/ha di compost per anno circa, quantitativi che rappresentano, in forma diversa, il risparmio del 50% ricordato in precedenza.
Per quanto riguarda, infine, l’aspetto fitosanitario, i sarmenti non costituiscono una fonte d’infezione particolare per la vite, se il vigneto risulta sano.
Il problema si pone, invece, quando il vigneto presenta attacchi di escoriosi, un fungo che colpisce la base dei germogli. In questo caso l’interramento dei sarmenti è da evitare, perché il fungo trova, nel terreno, un ambiente favorevole per svernare ed infettare nuovamente, nella primavera successiva, i germogli.
Il problema si pone, inoltre, in presenza di viti colpite da marciume radicale; anche in questo caso è preferibile evitare l’interramento dei sarmenti (la sostanza organica, qualsiasi sia la sua origine, lo favorisce), mentre non destano preoccupazioni altre patologie, come il mal dell’esca e la flavescenza dorata.

Qualche definizione
Fertilizzante
Qualsiasi sostanza, contenente uno o più elementi fertilizzanti, applicata al terreno per favorire la crescita della vegetazione. Con questo termine si comprendono anche i residui zootecnici (deiezioni zootecniche o miscela di lettiera e di deiezioni zootecniche), i residui degli allevamenti ittici ed i fanghi degli impianti di depurazione.
Concime
Qualsiasi fertilizzante minerale, organico, organo-minerale, prodotto mediante procedimento industriale.
Ammendante
Qualsiasi sostanza organica composta principalmente di carbonio d’origine vegetale, fermentata o fermentescibile, capace di modificare e migliorare le proprietà e le caratteristiche chimiche, fisiche, biologiche e meccaniche di un terreno. La normativa prevede 4 tipologie di ammendanti:
- ammendante vegetale semplice non compostato;
- ammendante compostato verde;
- ammendante compostato misto;
- ammendante torboso composto.
L’ammendante compostato misto attualmente è il più utilizzato nella pratica di pieno campo, ed è un prodotto ottenuto attraverso un processo di trasformazione e stabilizzazione controllata dei residui organici.
I residui organici che concorrono alla sua produzione derivano dalla frazione organica proveniente:
- dai residui solidi urbani (RSU) della raccolta differenziata;
- dagli scarti d’origine animale, compresi i liquami zootecnici;
- dai residui provenienti dall’attività agroindustriale, da quelli della lavorazione del legno e del tessile naturale non trattati;
- dai reflui e fanghi;
- dalle matrici previste per l’ammendante compostato verde (scarti della manutenzione del verde ornamentale, residui delle colture, altri scarti di origine vegetale con esclusione di alghe ed altre piante marine).
Concimi minerali
Concimi, naturali o sintetici, idonei a fornire alle colture l’elemento o gli elementi chimici principali della fertilità (azoto, fosforo, potassio) a queste necessarie per lo svolgimento del loro ciclo vegetativo e produttivo.
Concimi organici
Concimi di cui la totalità degli elementi nutritivi (generalmente azoto e fosforo) è di origine organica, animale o vegetale.
Concimi organo-minerali
Un miscuglio di concimi organici e minerali. L’azoto e, quando previsto, il fosforo devono sempre derivare, almeno in parte, da concimi organici.
Azoto minerale
Azoto presente nel terreno sotto forma di ione o di molecola. Esso corrisponde agli ioni seguenti:
- azoto nitrico = ione nitrato (NO3 -);
- azoto nitroso = ione nitrito (NO2 -);
- azoto ammoniacale = ione ammonio (NH4 +).
Le forme azotate minerali sono quelle nitriche, ammoniacali ed ureiche.
Solo la forma ammoniacale può essere fissata e trattenuta dal terreno. Le altre sono lisciviabili e possono essere facilmente portate in profondità dalle precipitazioni. È consigliabile, quindi, somministrarle in prossimità del germogliamento, quando possono essere prontamente assorbite dalle radici; da evitare la loro somministrazione durante il periodo invernale.
Il nitrato ammonico è uno dei concimi azotati più facilmente utilizzabili dalle piante.
Azoto organico
Azoto presente in una molecola organica. La sostanza organica del suolo è provvista d’azoto organico.
In percentuali diverse si trova anche nei concimi organici e negli ammendanti. L’azoto organico non è solubile come quello minerale e può quindi essere usato nelle somministrazioni invernali.
Fabbisogno nutritivo
Rappresenta la quantità d’elementi nutritivi di cui le piante abbisognano, per fornire determinati rendimenti produttivi.
Concimazione
Quantità d’elementi nutritivi somministrati sotto forma minerale od organica. La quantità d’elementi nutritivi è espressa convenzionalmente in unità fertilizzanti.
Concimazione di fondo
La concimazione di fondo è la concimazione applicata prima dell’impianto.
Essa può essere effettuata con ammendanti e concimi. La sua finalità è quella di aumentare le riserve minerali ed organiche del terreno e di correggere qualche carenza, se necessario.
Concimazione di produzione
Concimazione a base di azoto, fosforo, potassio e magnesio, attuata per mantenere i valori analitici del suolo ad un livello ottimale per soddisfare il fabbisogno della vite.
Humus
Insieme di costituenti organici del suolo che non hanno più una organizzazione biologica identificabile (vegetale, animale, batterica) e che sono il frutto di una evoluzione biochimica generalmente lenta della sostanza organica presente o apportata al terreno.
Mineralizzazione
Trasformazione, ad opera dei microrganismi del terreno, delle molecole organiche in composti minerali: CO2, NO3-, NH4+, H2O.
Unità fertilizzante
Esprime il chilogrammo di azoto, anidride fosforica, ossido di potassio, ecc., presente in 100 kg di prodotto.
Quindi, quando un concime presenta in etichetta 20 unità d’azoto, ciò sta a significare che detto concime contiene 20 kg d’azoto su 100 kg di prodotto.
Valgono, pertanto, le seguenti uguaglianze:
- 1 unità di N = 1 kg d’azoto (N);
- 1 unità di P = 1 kg d’anidride fosforica (P2O5);
- 1 unità di K = 1 kg d’ossido di potassio (K2O);
- 1 unità di Mg = 1 kg d’ossido di magnesio (MgO).

LE CARENZE

Tra le carenze più frequenti nel Veneto si ricordano quella ferrica (clorosi), quella potassica e quella magnesiaca. I fattori che le provocano possono essere molteplici ed alcuni saranno specificati in dettaglio di seguito. Non bisogna dimenticare, tuttavia, che una pianta forzata (rese d’uva elevate) e, quindi, non in equilibrio, è maggiormente soggetta a tali fisiopatie.
Delle carenze si riportano:
- i sintomi per il riconoscimento;
- i metodi di lotta.

CARENZA DI FERRO O CLOROSI FERRICA
Riconoscimento
- si osserva un ingiallimento delle foglie che inizia dall’estremità del germoglio;
- le foglie ingialliscono fino a diventare quasi bianche;
- le nervature delle foglie rimangono verdi;
- appaiono bruciature fra le nervature;
- i sintomi massimi appaiono all’inizio della fioritura.
Metodi di lotta preventiva
Suoli argillosi
Si consiglia una serie d’operazioni per migliorare le caratteristiche fisiche del terreno, come ad esempio quelle di:
- facilitare il drenaggio;
- evitare la compattazione del terreno e la suola di lavorazione;
- mantenere un buon tasso di sostanzaorganica;
- praticare l’inerbimento.
Suoli calcarei
- evitare le lavorazioni profonde;
- usare portinnesti resistenti al calcare (Fercal, 140 Ru, 41 B).
Si distinguono 2 tipi di clorosi:
- una legata agli eccessi d’acqua; i suoi sintomi si presentano nel corso di primavere piovose e si riscontrano soprattutto sui terreni pesanti, ricchi d’argilla.
- un’altra legata alla vera carenza di ferro. Essa si manifesta sui terreni calcarei ed appare ogni anno con la stessa intensità.

Sintomi di grave clorosi ferrica
Sintomi di grave clorosi ferrica

Metodi di lotta curativi annuali
Il chelante EDDHA è quello che fornisce i migliori risultati, sia per i trattamenti fogliari che al terreno.
Nei casi meno gravi, si consigliano trattamenti fogliari, da 3 a 4 applicazioni, agli stadi della 12a, 15a e
17a foglia.
Nei casi più gravi, si consigliano trattamenti al terreno. I dosaggi vanno da 20 a 50 kg/ha di prodotti
al 6% di Fe-chelante. La distribuzione va fatta durante l’inverno, per i prodotti a granuli utilizzabili a
secco, oppure dal germogliamento allo stadio delle sesta foglia, per i prodotti a microgranuli solubili.
Nota bene: nella clorosi da eccesso d’acqua non è necessario adottare i metodi di lotta curativi. Solitamente essa si risolve in maniera positiva con la fine delle precipitazioni e con la lotta preventiva, accennata sopra.
In presenza di una clorosi grave, i trattamenti al terreno a base di chelati sono i più efficaci. Essi raggiungono un’efficacia massima del 75%, contro il 35% dei trattamenti fogliari.

CARENZA DI POTASSIO
Riconoscimento
In primavera
- ingiallimenti (vitigni ad uva bianca) o arrossamenti (vitigni ad uva nera) dei bordi del lembo fogliare;
- inizio di necrosi in queste zone periferiche;
- progressivo ingiallimento od arrossamento nelle zone internervali;
- arrotolamento verso l’alto della zona periferica del lembo, che nel frattempo è diventata completamente necrotica;
- progressiva necrosi nelle zone internervali fino al disseccamento completo della foglia.
In estate
- comparsa sulle foglie di macchie gialle (vitigni ad uva bianca) o rosse (vitigni ad uva nera), simili a macchie d’olio;
- inizio di necrosi su dette macchie;
- necrosi che si estendono anche nel tessuto internervale;
- necrosi alla periferia del lembo con accartocciamento verso l’alto.
Metodi di lotta
- per carenze gravi, fare trattamenti al terreno con solfato di potassio; usare dosi piuttosto elevate: 500-700 kg/ha di K2O, per 2-3 anni;
- per carenze non gravi, fare trattamenti fogliari (2-3 applicazioni ogni 7-10 giorni) con nitrato potassico all’1%.
In caso di carenze molto gravi, i trattamenti fogliari possono essere abbinati a quelli del terreno.

Sintomi di grave carenza potassica
Sintomi di grave carenza potassica

Sintomi di carenza potassica su vitigno a bacca bianca
Sintomi di carenza potassica su vitigno a bacca bianca

Sintomi di carenza potassica su vitigno a bacca nera
Sintomi di carenza potassica su vitigno a bacca nera

CARENZA DI MAGNESIO
Riconoscimento
La carenza magnesiaca si riconosce per:
- una colorazione a forma di dita che appare fra le nervature della foglia;
- la colorazione è gialla nei vitigni a uva bianca e rossa nei vitigni ad uva nera;
- le foglie basali sono le più colpite;
- i sintomi appaiono generalmente ad inizio invaiatura.

Sintomi di carenza magnesiaca
Sintomi di carenza magnesiaca

Metodi di lotta preventiva
- somministrare una concimazione potassica e magnesiaca equilibrata, basata sull’analisi del terreno e su quella fogliare o peziolare, i cui valori ottimali sono stati definiti precedentemente;
- nei suoli ricchi di potassio, evitare l’impiego di portinnesti capaci di aumentarne l’assorbimento.
Metodi di lotta curativa
- abbassare la concimazione potassica;
- per una risposta rapida, effettuare concimazioni fogliari: 4 trattamenti, di cui 3 prima della fioritura;
- effettuare un’analisi del suolo per definire gli apporti correttivi da somministrare;
- durante l’inverno, somministrare al terreno del solfato di magnesio, usando una dose di 1 t/ha circa; ripetere il trattamento l’anno successivo, in caso di bisogno.
Ricorda: l'antagonismo fra potassio e magnesio, assieme al livello d’assorbimento del potassio, permettono d’interpretare i differenti casi di carenza.
Le analisi fogliari e quelle al terreno aiutano a diagnosticare i diversi stati carenziali.
La carenza magnesiaca si manifesta quando il rapporto K/Mg supera il valore di 7 nelle foglie e di 10 nei piccioli (valore rilevato all’invaiatura); oppure quando il rapporto K2O/MgO nel suolo (0-50 cm) supera il valore di 2,35.
Portinnesti come SO4, Fercal e 161-49 C aggravano la sintomatologia carenziale del magnesio, perché aumentano l’assorbimento del potassio.
Anche le annate umide favoriscono la carenza magnesiaca, perché determinano un più elevato assorbimento
di potassio.

Tab. 22 - Prodotti fogliari
Tab. 22 - Prodotti fogliari


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